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WIKICONDOMINIO

L'enciclopedia libera del condominio

Installare una telecamera in condominio: le regole, i limiti, lo scopo.

Avv. Maria Mercedes Pisani


Il confine tra tutela della proprietà e tutela della privacy. Esiste una tutela penale?

Si avverte sempre di più la necessità di garantire la sicurezza personale e la protezione dei propri beni e della proprietà, al contempo il costo degli strumenti di vigilanza, come piccole telecamere, strumenti di riconoscimento facciale, sistemi di videosorveglianza da remoto offrono l’opportunità di soddisfare questa esigenza in maniera sempre più facile e senza investimenti eccessivi. Basta ormai una microcamera, collegabile wireless e consultabile anche dal proprio telefono; la facilità di controllo dei dispositivi e la semplicità di installazione fanno sì che oramai non vi sia attività commerciale che non abbia un impianto di videosorveglianza e che anche privati o attività professionali ricorrano al controllo dei propri locali, del proprio appartamento, delle pertinenze dell’abitazione con funzione deterrente e di ausilio alla sicurezza personale e alla protezione dei propri beni. Spesso accade, però, che alla installazione dell’impianto, anche casalingo, corrisponda la “reazione contraria” di vicini o di soggetti che frequentino abitualmente i luoghi oggetto di videoripresa, che percepiscono la presenza del dispositivo come una forma di intrusione nella loro vita privata, una limitazione della loro libertà o una forma di violazione della privacy anche se si ritrovino solo occasionalmente ad essere ripresi.

La raccolta dei dati ed il trattamento

É vero, il proprietario della telecamera di sorveglianza raccoglie delle immagini che oltre ad essere registrate potrebbero essere conservate, a volte su supporti digitali altre volte su cloud e che sono suscettibili di utilizzo per i più svariati scopi, dalla semplice sorveglianza al controllo della presenza e/o del lavoro svolto, ad esempio. Le norme generali in tema di privacy, però, considerano lecito il ricorso ad impianti di videosorveglianza se hanno la finalità di tutelare diritti e libertà fondamentali, purché non si traducano in una indebita ingerenza nei diritti e libertà altrui. La videosorveglianza, dunque, deve rispettare le regole non solo sulla protezione e trattamento dei dati personali, ma anche le norme che vietano interferenze illecite nella vita privata altrui, che si tratti di controllo a distanza dei lavoratori, di sorveglianza di impianti sportivi o di protezione della proprietà privata. Nondimeno, l’immagine di una persona è senza alcun dubbio un dato personale ai sensi dell’art. 4 comma 1 del D.lgs 196/2003 ed anche ai sensi del Reg. UE 2016/679, ed in quanto tale è soggetta alla tutela della sua diffusione e del suo utilizzo, disposto da tali normative.

Per maggiori dettagli sull’applicazione delle normative in materia di privacy si suggerisce di consultare in questo sito “La video sorveglianza in condominio” dell' Avv. Angelo Marzo

 

Il presupposto per l’installazione della videocamera: Lo scopo della sorveglianza la proporzionalità dello strumento rispetto al bene- finalità

Allora di cosa devo preoccuparmi se il mio vicino installa una telecamera di videosorveglianza sul pianerottolo? Il criterio principale, per poter installare un impianto di videosorveglianza richiede proporzionalità tra le modalità di ripresa e la collocazione del dispositivo, il trattamento delle immagini raccolte e la finalità di tutela che ci si è specificamente prefissi. È evidente che lo scopo per il quale si è deciso di realizzare una video sorveglianza avrà un ruolo fondamentale nella valutazione di questa proporzionalità.  Ad esempio, se l’impianto riguarda la sorveglianza di una palestra h24, con accesso libero e tornelli azionati con sensore magnetico, la videosorveglianza ha lo scopo di accertarsi che non vengano commesse effrazioni, introdotti soggetti estranei, che le attrezzature siano utilizzate correttamente, inoltre avrà lo scopo di garantire la sicurezza dei frequentatori della palestra ed è verosimile che, al momento dell’iscrizione, sia richiesto all’abbonato di sottoscrivere il rilascio del consenso al trattamento dei dati personali, con indicazione delle modalità di raccolta, durata della conservazione e modalità di trattamento anche delle immagini di videosorveglianza. Dell’esistenza di un impianto di videosorveglianza, in questa ipotesi, sarà sicuramente dato avviso a tutti gli utenti, lavoratori e frequentatori, attraverso la predisposizione di appositi avvisi, affissi nei locali ed all’ingresso, oltre che attraverso il rilascio del consenso apposito. Diversamente, nel caso gli strumenti di videosorveglianza siano posti al cancello di un’abitazione o di un condominio, o all’interno di immobili privati e di loro pertinenze, avranno quasi certamente l’obiettivo di identificare le persone che si avvicinano all’immobile. In questi casi la disciplina in tema di protezione dei dati personali non trova applicazione perché i dati non sono destinati ad essere sistematicamente trattati, comunicati e/o diffusi a terzi, benché resti, in ogni caso, necessaria l’adozione di cautele (come segnalare la presenza dell’impianto ai sensi dell’art. 5 comma 3 codice privacy). Nel caso della protezione delle persone, della proprietà e del patrimonio privato, il Garante della Privacy ha chiaramente previsto che, nel bilanciamento degli interessi in gioco, sia ammessa l’installazione dell’impianto purché la ripresa delle aree avvenga con modalità tali da limitare la visuale all’area effettivamente da proteggere, senza coprire luoghi circostanti.

Quando l’impianto viene installato in condominio, si deve distinguere tra impianto che assicuri la tutela delle parti comuni del condominio, da quello destinato alla tutela personale e privata.

Nel primo caso, infatti, è necessaria la delibera dell’assemblea di condominio, che approvi l’installazione con la maggioranza prevista all’art. 1136 comma 2 c.c. Se l’impianto è destinato, invece, a riprendere solo la proprietà esclusiva, allora il condomino si limiterà ad informare l’amministratore e a provvedere ad una segnalazione adeguata della presenza del sistema di videosorveglianza. Una ipotesi ulteriore è la ripresa effettuata all’interno della proprietà, spesso per monitorare chi si trova all’interno, magari una persona anziana che trascorre molto tempo sola in casa e qualche volta anche con lo scopo di controllare l’operato del/la badante. Questa ipotesi specifica è stata anche trattata da una sentenza della corte Costituzionale (n. 585/1987) che ha evidenziato come il lavoro in ambito domestico abbia regole specifiche.

La violazione potenziale di norme concernenti la tutela dell’immagine della persona e il suo diritto alla tutela dei dati e dalla indebita intromissione nella vita privata, non costituisce necessariamente anche una violazione della legge penale.

L’occasione di parlarne ci è stata suggerita da una recente sentenza della corte di Cassazione che ha annullato un’ordinanza di sequestro di una telecamera, richiesta sulla base del presupposto che la sua installazione costituisse una condotta di tipo persecutorio (il cosiddetto stalking previsto all’art. 612 bis del c.p.). Il sequestro era motivato dal fatto l’impianto era sistemato in modo tale da riprendere non solo l’ingresso dell’abitazione del proprietario della telecamera, ma anche quello della vicina che assumeva di essere sorvegliata.In realtà, dalla sentenza della Quinta sezione della Corte di Cassazione del 27 marzo 2024 (deposito del 6 giugno 2024) n. 12744, non è chiaro se le due abitazioni siano contigue e, in particolare, se sia possibile orientare la telecamera in modo che limiti la visuale al solo ingresso del suo proprietario. Inoltre, trattandosi dell’impugnazione di un provvedimento intervenuto ancora in fase cautelare, non è dato comprendere se, oltre all’installazione della telecamera, fossero denunciate anche altre condotte che eventualmente potessero determinare nella persona offesa stati di ansia, timore e condurla a modificare le proprie normali abitudini.

Perché sia possibile denunciare un reato grave quanto la commissione di atti persecutori, tuttavia, sarebbe necessario non solo dimostrare che le riprese video avessero lo scopo esclusivo e  specifico di sorvegliare l’abitazione della vittima, osservarne gli spostamenti, controllarne le abitudini di vita e che tale comportamento abbia indotto nella vittima un perdurante stato di ansia, con timore per l’incolumità propria e per quella dei propri cari, oltre ad indurla al mutamento delle proprie abitudini di vita. Insomma, perché l’utilizzo di una telecamera possa considerarsi una molestia, è necessario che, in funzione delle caratteristiche dei luoghi, della collocazione e dell’orientamento della telecamera e della commissione di altri comportamenti che abbiano turbato la tranquillità e la sicurezza della persona destinataria si possa dedurre che lo scopo precipuo della videosorveglianza sia di natura diversa da quello della tutela del patrimonio e della sicurezza personale di chi ha provveduto ad installarlo. La liceità dell’installazione dell’impianto richiede il contemperamento di esigenze diverse che vedono contrapporre alla protezione della proprietà e della sicurezza personale, il diritto alla riservatezza e il trattamento dei dati personali, Elementi che sono essenziali e che prevedono l’adozione di cautele idonee ad evitare in illecita interferenza nella vita altrui. Più che di atti persecutori, è possibile che molto più concretamente venga contestata una diversa violazione delle norme penali: l’interferenza illecita nella vita privata art. 615 bis del c.p. Questa condotta, però, si realizza soltanto quando con strumenti di ripresa visiva e/o sonora si riprendono comportamenti che, normalmente, sono sottratti alla normale osservazione dall’esterno; in sostanza sono tutelati dalla norma penale soltanto i comportamenti che si svolgono normalmente in luoghi privati della dimora e che non sono soggetti ad essere osservati dall’esterno senza ricorrere a particolari accorgimenti o tecnologie. Se durante una festa privata viene effettuata una ripresa, oppure se il vicino ci fotografa o ci filma mentre falciamo il prato del nostro giardino, non sarà possibile far valere alcuna “interferenza illecita”, perché la tutela della riservatezza del domicilio è limitata a ciò che in esso vi si compie in modo da renderlo tendenzialmente non visibile ad estranei ed è, essenzialmente, collegata alla violazione dell’intimità realizzata da un terzo estraneo e non alla mera assenza di consenso da parte di chi viene ripreso. Pertanto, la giurisprudenza ha escluso che fosse contestabile la violazione dell’art. 615 bis c.p. nel caso di riprese delle scale condominiali e dei relativi pianerottoli, non considerando questi ambienti “luoghi di privata dimora” cui estendere la tutela alle immagini che vi sono riprese, poiché non sono zone dell’immobile destinate allo svolgimento della vita privata, al riparo da sguardi indiscreti, ma, al contrario, sono destinati ad essere frequentati da un numero indeterminato di soggetti.

In conclusione, è buona regola, qualora si decidesse di installare un impianto di videosorveglianza, adottare alcune cautele nel rispetto e a tutela della vita privata di coloro che potenzialmente potrebbero essere captati dalla nostra videocamera, con la consapevolezza, però, che non sarà possibile contestare la violazione di alcuna norma penale se l’installazione è fatta con finalità di tutela della propria sicurezza e della propria proprietà, senza procurarsi indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata svolgentesi nei luoghi di privata dimora.

 

Normativa di riferimento

L’installazione di telecamere all’interno delle abitazioni è legittima, anche per controllare colf e badanti.
L’installazione di una telecamera per le riprese interne all’abitazione deve, comunque, essere segnalata al lavoratore /lavoratrice, poiché non è consentito riprendere chi non sa di esserlo e non vuole essere ripreso. In ogni caso la giurisprudenza ha ammesso l’uso della telecamera se la finalità è proporzionata al mezzo utilizzato, se il perseguimento del legittimo interesse del proprietario dell’impianto di sorveglianza non lede i diritti o le libertà fondamentali dell’interessato, se sono rispettate le disposizioni sulla sicurezza dei dati così raccolti e se non vengono invasi altri ambiti di pertinenza di terzi. 

Massima Cass. pen. Sez. V n. 34151/2017

Analogamente è stata esclusa dal concetto di “domicilio” “privata dimora” o “pertinenze” della stessa, tutelati dalla norma penale, l’installazione di telecamere che, dall’interno dell’abitazione privata, riprendano l’area condominiale destinata a parcheggio e relativo ingresso, proprio perché sono aree destinate all’uso da parte di un numero indeterminato di persone e pertanto non destinate allo svolgimento della vita privata (cassazione penale sezione V sentenza n. 44701 del 1 dicembre 2008)

 

Se il mio vicino installa una telecamera oppure se io desidero installare una telecamera per controllare il mio appartamento, di cosa devo preoccuparmi? Potrei commettere un reato? Devo dichiarare le modalità di trattamento delle immagini raccolte?

La facilità con la quale è ormai possibile realizzare impianti di videosorveglianza si scontra con il timore di commettere infrazioni. Vediamo quali sono i reati possibili e quali condotte è opportuno evitare o verificare per non essere, a nostra volta, vittime di comportamenti scorretti.

 

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