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L'enciclopedia libera del condominio

Ti perseguito, t’infastidisco, ti molesto. Il reato di Stalking condominiale

Avv. Maria Mercedes Pisani


Il reato di stalking, nato per la tutela dalle attenzioni ossessive che maturano nel contesto di una relazione sentimentale, in realtà è un delitto che in italiano è denominato “atti persecutori”.

Punisce con la pena della reclusione da un minimo di sei mesi ad un massimo di sei anni e sei mesi, le condotte reiterate di minaccia o molestia che creano nella vittima un perdurante e grave stato di ansia o paura o un fondato timore per la propria incolumità o per quella di un prossimo congiunto o di altra persona alla quale è legata da un vincolo affettivo, in maniera tale da costringere chi la subisce a modificare le proprie abitudini di vita.

In sostanza, ai fini del perfezionamento della fattispecie di reato è necessaria una connessione causale tra la condotta dell'agente, caratterizzata dalla reiterazione, ed uno dei tre eventi alternativamente tipizzati dalla norma, ovvero: il perdurante e grave stato di ansia o paura della vittima; il fondato timore per la propria incolumità o per quella di persona comunque ad essa affettivamente legata; la costrizione ad alterare le proprie abitudini di vita.

Si configura, invece, il reato di minaccia, meno grave di quello di atti persecutori, se si infastidisce qualcuno ma, dalle dichiarazioni della persona offesa e dei testimoni, non emerge un turbamento psicologico.

Questo reato può verificarsi anche fuori da una relazione sentimentale, ad esempio in condominio?

Inseguimento stalking condominioLa prima volta in cui è stato riconosciuto che lo stalking può consumarsi anche fuori dalle relazioni affettive, in “condominio”, è in un caso del 2011, quando un condòmino ha iniziato a perseguitare, insultandole e molestandole, tutte le donne abitanti nel suo condominio. Il suo comportamento, aveva provocato, nella compagine femminile di uno stesso palazzo, un grave stato d’ansia e la modifica delle abitudini di vita. Le signore del condominio avevano il timore di incontrare il condomino persecutore perché questi le minacciava, insultava, pedinava, bloccava l’ascensore, le seguiva alla vicina fermata dell’autobus, al punto che nessuna delle signore, anche quelle che non erano (ancora) state bersaglio di queste sgradite attenzioni, osava più ritirarsi a casa da sola.

In condominio, insomma, non è necessario che la condotta persecutoria sia tenuta nei confronti della medesima persona, ben potendo il reato configurarsi anche con riferimento agli atti persecutori ai danni di più persone coabitanti nello stesso condominio e anche quando gli atti persecutori siano diretti singolarmente a persone diverse ma provochino uno o più degli eventi descritti dalla norma a tutte le altre (Cass. pen., 7 aprile 2011, n. 20895).

Nel contesto condominiale, quindi, il reato reiterato con evento di danno, è dato da una pluralità di comportamenti tipici, di molestia e/o minaccia che si verificano in un certo lasso temporale con una delle conseguenze descritte: stato di ansia o di paura e mutamento delle abitudini di vita.

Ad esempio, anche impedire a dei vicini di accedere al loro garage, rivolgendo loro insulti, minacce e impedendo l’accesso con la propria autovettura, rifiutando, per di più, di spostare il veicolo anche di fronte a ripetute richieste in tal senso, diventa stalking condominiale. In questo caso, infatti, deciso dalla Cassazione nel 2020, è stata confermata la legittimità della condanna del persecutore, anche per la conferma dell’elemento del “mutamento delle abitudini di vita” dal momento che le vittime erano state costrette ad accedere al garage da un ingresso diverso da quello abituale e meno vicino al loro posto.

Anche l’amministratore può essere vittima di stalking condominiale?

AttenzioneQualcuno sicuramente esprimerà un qualche scetticismo sentendo parlare di stalking condominiale ai danni dell'amministratore, perché si potrebbe pensare che sia una comoda scappatoia per permettergli di sfuggire a spiegazioni richieste dai suoi amministrati, per sottrarsi ai suoi compiti.

In realtà è ben possibile che si verifichi che un condòmino molesto diventi minaccioso nei confronti dell’amministratore, perché, magari, non è contento delle risposte ai suoi quesiti o perché non riesce ad ottenere l’esecuzione o l’omissione dell’esecuzione di qualcosa che lo interessi.

Anche per lo stalking ai danni dell'amministratore di condominio è necessario che la condotta del singolo condomino possa essere qualificata come minacciosa o molesta. Questa condotta deve essere ripetuta a distanza di tempo ragionevolmente ravvicinato, per almeno due volte, e deve provocare all’amministratore uno stato d’ansia perdurante o di paura e indurlo a modificare le proprie abitudini.
È chiaro, quindi che due telefonate, fatte a distanza di mesi, da parte di un condomino irritato perché l’amministratore non si è fatto carico di risolvere un problema che è per lui rilevante, non può essere considerato stalking, ma le due telefonate saranno sufficienti se si è minacciato l’amministratore di un male ingiusto.

Il problema principale dello stalking condominiale ai danni dell'amministratore si verifica quando è necessario stabilire se sia possibile anche nel caso in cui la richiesta del condomino sia legittima.

Ad esempio, il condòmino potrebbe desiderare di visionare la documentazione condominiale in possesso dell’amministratore, cosa che gli è consentita in qualunque momento anche solo per esercitare il suo potere di vigilanza e di controllo.

È noto che l'amministratore di condominio è obbligato ad esibire in ogni tempo la documentazione, a richiesta di uno o più condòmini.

Sappiamo anche che se l’amministratore si sottrae a questa legittima richiesta, incorre nella responsabilità civile prevista dal codice e si espone anche ad una giustificata richiesta di revoca dell’incarico. Tuttavia, se le richieste sono insistenti e diventano moleste, ad esempio con telefonate reiterate, magari anche notturne, messaggi assillanti, pedinamenti, appostamenti sotto l’ufficio dell’amministratore, allora la condotta del condòmino rischia di integrare il delitto di stalking, anche se il rifiuto dell'amministratore è ingiustificato.

Infatti, di fronte ad un persistente ed illegittimo diniego dell'amministratore, o più facilmente ad un suo tentativo di sottrarsi ai suoi doveri, i condòmini hanno la possibilità di attivare azioni legali per ottenere quanto richiedono, senza dover mettere in atto comportamenti che finiscono con l’avere rilevanza penale.
Sarà preferibile, in questi casi, scegliere di affidarsi ad un legale e, se necessario, ricorrere al Tribunale per chiedere, ad esempio, un ordine di esibizione e produzione di documenti.

Orbene, tutti i comportamenti reiterati di tipo persecutorio costituiti da minacce, molestie o atti lesivi che creano un disagio psichico o fisico ed un senso di timore nella vittima, condizionandone così lo svolgere di una normale vita quotidiana, sono suscettibili di integrare il delitto di stalking, anche quando il bersaglio di tali condotte sia l'amministratore di condominio.

Possono costituire stalking ai danni dell'amministratore le continue ingiurie e diffamazioni sul suo conto, i danneggiamenti, le velate minacce e ogni altro tipo di intimidazione.

Contro questi comportamenti, l'amministratore è legittimato a sporgere querela entro il termine massimo di sei mesi dall'ultimo atto molesto.

Normativa di riferimento

Quante volte devono essere ripetute le condotte moleste, perché si possa ritenere commesso il reato di atti persecutori?

Ebbene è vero che il reato si verifica quando le condotte moleste sono “reiterate”, anche perché una occasionale condotta molesta probabilmente non sarebbe sufficiente a determinare il “perdurante e grave stato d’ansia o di paura” come previsto dalla norma. Questo reato, però, non si perfeziona per la realizzazione di un comportamento tipico, ma a causa degli effetti che quel comportamento produce sul destinatario.

 

Una delle prime sentenze della corte di Cassazione sull’argomento, rappresenta un riferimento importante perché stabilì che, in sostanza, le molestie o le minacce devono essere più di una, ma è sufficiente che siano anche solo due.  (sul punto Cass. Pen., Sez. V, sent. n. 6417 del 17/02/2010).

In verità, la reiterazione è inversamente proporzionale all’intensità della molestia. La differenza tra il reato di minaccia e lo stalking sta proprio negli effetti che la minaccia determina. Per questo motivo è stato considerato rilevante come atto persecutorio il comportamento di chi, con alcuni messaggi WhatsApp e una sola telefonata, il cui contenuto era minaccioso ed era esplicitamente riferito ai familiari della vittima, aveva realizzato una grave intrusione nella sfera intima della persona offesa. Il comportamento assume rilevanza per l’intensità del suo contenuto ed indipendentemente dalla durata o dall’arco temporale nel quale si è ripetuto. (di recente Cassazione penale, sez. V, sentenza 02/01/2019 n.61)

Nello stesso tempo dobbiamo tener presente che potrà essere contestato il reato più grave anche se le condotte di violenza o minaccia sono ripetute a distanza di molto tempo (Cass. Pen., Sez. V, 22 aprile 2021, n. 30525).

Esiste una difesa rapida nei confronti del persecutore?

Fino a quando non è proposta querela per il reato di atti persecutori, la persona offesa può esporre i fatti all'autorità di pubblica sicurezza avanzando richiesta al questore di ammonimento nei confronti dell'autore della condotta. La richiesta è trasmessa senza ritardo al questore. Questa norma contenuta nel d.l. n. 11 del 2009, prevede uno strumento di tutela “preventiva” della vittima di persecuzione: L'ammonimento orale. 

Questo istituto presuppone, però, che la vittima si attivi, rivolgendosi, in alternativa alla proposizione della querela, all’autorità di polizia ai fini dell’ammonimento. L’interesse ad attivarsi in questa direzione, che ha uno spiccato elemento di prevenzione, ha particolare efficacia quando non v’è una prova completa che dimostri la condotta persecutoria, fornita, ad esempio, da testimonianze, riprese di telecamere di sicurezza, etc. Nondimeno l’ammonimento dovrà essere fondato su elementi che raggiungono un grado di sufficiente attendibilità della esistenza di un comportamento persecutorio o gravemente minaccioso.

Il questore assume, a seguito della richiesta di ammonimento, le informazioni necessarie, in sostanza incarica le forse di polizia di una breve indagine al fine di verificare la fondatezza della richiesta. Ammonisce oralmente il presunto persecutore e lo invita a tenere una condotta conforme alla legge, redigendo un verbale.

Questo documento è importantissimo! Ne sarà rilasciata una copia sia al soggetto ammonito che al richiedente l’ammonizione e nel caso torni a commettere atti persecutori, il soggetto ammonito andrà incontro ad un aggravamento di pena e l’azione penale potrebbe essere attivata d’ufficio, senza la necessità di una denuncia da parte di chi è stato oggetto di persecuzione.